venerdì 11 aprile 2014
Bronse - un contrappunto.
Giancarlo Varagnolo
Bronse

con 5 popolane
e 1 frate .
[3
donne sedute « nel fondo », 2 con tombolo 1 facendo una rete e seduta
di fianco ; avanti un 6 m. Il frate volto verso 2 donne, a un paio di
metri da lui, mezze-inginocchiate: una gamba piegata su una sedia bassa]
Frate [mani levate]:
Chi, chi non rimane in Me, viene gettato via, via come un ramo e lasciato
seccare; poi verrà raccolto sol per essere buttato nel fuoco e bruciato.
2 donne [sono girate una
verso l’altra come se chiacchierassero].
Fra: Taci, e lascia muover il
pianto che giusto verrà dietro ai vostri danni. Ahi anime ingannate e fatte
empie / che da sì fatto ben torcete i cuori, / drizzando in vanità le vostre
tempie! [vedendo le 2 donne disattente] Le donne, in tutte le sante
chiese, le donne stiano zitte; non le
è permesso parlare ma stare sottomesse come ordina la Legge. [si muove verso le
donne che si spostano con la sedia di lato –lasciando così il passaggio per l’uscita di
F.] Se però vogliono apprendere alcuna cosa, interroghino
in casa i loro mariti, perché è
vergognoso per una donna parlare in chiesa. Amen.
[modulato-gregoriano; passa fra le 2 donne che rispondono brevi, va]
1: Ciapa su! Astu
sentio?
2: E cossa avemiu
fato po’?! I la ga su co nualtre done, altroché!
1: Vara che la
disgrassià che i ha brusà l’altro zorno ... La cognossevistu?
2: Sì, de vista.
Ciò, che no i me senta! Andemo, va. [si muovono verso le 3 donne sedute,
portandosi le sedie; confidenziale] La gera un poco mata, ma
gnanche brusarla cossì come una sardela.
1: E no podevela
stare queta quando che i la ga interrogaa! L’ha fatto de chei matessi ... Ghe
gèristu in piassa a vèdare el processo?
2: Ma tazi che su
rivà poprio in ultima.
1: Se la steva
sita ... o, meggio, se la ghe deva razon .... Co mio mario fasso sempre cossì,
ghe digo sempre che ga razon elo e dopo, dopo fasso i cassi mii!
2: Sssst, che no
te senta el prete!
1: Anca elo fa i
mhm soi! Ciò, sastu che i m’ha dito che (...) ? [quasi arrivate alle 3 sedute]
2: Bondì, comari!
Che tavanàe che se’ co sti lavorieri!
1 [ridanciana]:
Ghe sa ingropà perfina la lengua.
3: Da dove saltè
fora? Me parè do ...
4: Stai ‘tenta a
le to mage! Eh, comari, co tutti sti somovimenti ... “Chi ha tempo, non aspeti
tempo!”, però come se fa ...
5: Eh sì, un bel
puoco de maretta co ‘sti processi, ‘ste strighe, ‘sti fuoghi ...
4: Podevunu non
andare a vèdare?! E cossì semo restae indrio col lavuoro.
3: Però se semo
divertie!
2: Zelo stao belo?
[siedono]
1: Per mi, bisogna
anche avere stomego.
3: Povareta, come
che la sigheva!
4: Brusarla viva!
Ma no se frize gnanca el pesse vivo.
2: Però i
caparossoli, e i gransi ....
5: Eh, vuostu
mètare: a xé un àtimo ne l’acqua che boje. Inveçe col fuogo ...
3: Però, sempre
done i bruze, oh?!
4: Eh, anche
qualche omo, ho sentio.
1: Chissà come che
i spusse!
3: E per cossa hai
da spussare?
2: Se vede che no
ti xé maridà, fia mia! [le 4 ridono]
4: No ti senti to
pare come che ‘l spusse da canin co piove?
5: Xé per questo
che i ghe tage la testa ai omani e amen.
1: Ma percossa ‘sti
onti se la ciape co n’ultre done? No basta che i ne mastrusia, che i voggia essere
servii come fussimo le so s-ciave, e che po se la gode ne le betole co le
trrr...
4: Ssst, che ghé
la fia qua.
5: E le xé done
anche lore, le mugere de tuti.
2: Tasi che ghe xé
lore, che cossì almanco mio mario me lasse in paze.
1: Oh, ben! Però
prova a farlo ti: i te cope cassandote drio piere, come che ha spiegà el prete
ne la orassion.
5: A mi me
bastarave un poco pì de respiro, çerte volte me par de èssare poprio una galina
in caponera.
3: Oh ben, se no
ghe fusse i omeni ...
1-2-4-5: Sarave
mejo; mondo mejo!
4: Vàraghene qua
uno. [si sta avvicinando, “assorto ma sbirciante”, il frate]
2: No fèmose criare
drio ancora!
1: Eh sì, co ‘sti
tempi che va via nessuna dona xé tranquila.
3: Male no fare,
paura no avere.
4: Xé loro che
dise cossa che xé ben e cossa che xé male.
5: I me fa ‘na
rabia ...
Fra: Dominus vobiscum!
1-2-3-4-5 [in diverse tonalità
e farfugliamenti]: Etcut spiritut tutù o.
Fra: Orat et laborat! [1 e 2 fingono di
pregare in silenzio, cercando furtivamente i rosari]
4: Tempi duri,
padre.
5: E caldi; con
tuti ‘sti fuoghi in te le piasse ...
3: Poverete,
brusae ...
Fra: Le vie del Signore sono infinite.
3: Però ... a mi
m’ha fato impression.
Fra: Vedi?! Castigando esemplarmente i
malvagi, i savi riflettono, e s’astengono dal male.
2: Ma che male
ghavevele fato che le do che xé stae condanae e bruzae? No le aveva robà, né
copà, né giurà el falso, né (...)
Fra: Il falso! Ecco, donna, tu l’hai detto. Il Falso che è il Maligno che è
il Corruttore che è il Ribelle.
3: Ma che la dona:
no la giustava ossi? No la cureva ferìe? Che male fèvela?
Fra: Sono spiriti del Demonio che
realizzano prodigi; la mano di Satana li guida!
5: A sanare i
malai? Gesù el Cristo no dava la vista ai çiechi ... perfin a resusiteva i
morti!
Fra: Ma per Grazia santa del Padre Suo,
non per intervento del Maligno; la Bestia abominevole che trasmette il suo
potere e la sua forza!
2: E perché
proprio a nualtre done? I omeni no ghe piaxe al signor Diavolo?
Fra: Perché debole è la volontà della
donna; misero il suo stato. E già peccò. L’uomo ...
1: Alora no a
conosce mio marìo, chel bon da gnente! Che un cancaro ghe (...)
Fra: La donna sposata sta sottomessa al
marito, e cada un deve portare il proprio fardello. Non semini diffamazione fra
la gente chi osserva la Legge del Signore nostro.
4: Me pare a mi che la legge vaga un puoco
a tòrsio ...
3: Eh, la legge
... Mi la me fa paura!
Fra: La Legge è buona, ma si tenga conto
che essa Legge non fu fatta per il Giusto, ma per i trasgressori e i ribelli,
per gli impuri e i peccatori, per quelli che oltraggiano il padre e la madre,
per gli assassini, gli infami, i trafficanti di uomini, i bugiardi, gli
spergiuri e tutto ciò che si oppone alla Dottrina e al Vangelo glorioso di Dio
benedetto.
5: Cossa c’entremo
nualtre done? Xé sempre i omeni che fa, disfà, robe e brighe e ...
2: Se imbriaghe ne
le ostarie e che fa comerci co done poco oneste!
3: Ecche parole che
i dize!
4: Fia mia, ma
ascoltistu? Mariasantissimavergine, protegi ‘sta inoçente!
1: Faghe dare ‘na
benedìa qua dal Padre, dato che a ghe xé.
Fra: La lussuria della donna è
perniciosa e tale da indurre gli uomini ad atti abominevoli di incontinenza sessuale.
La terra sta contaminata, la serpe (...)
5: Figurate se no
a ne ciape su nualtre done!
2: A xé che a va
...
3: Ma gavemo
serpenti per Ciosa via?
2: A l’avarà su
coi bisati ...
1: Padre benedeto,
una benedission, no una predica! Semo za stae prima.
Fra: La grazia stia con tutti quelli che
amano nostro Signore Gesù Cristo con amor inalterabile ed eterno. Amen. Nella
mia opinione, questa giovine sarà più felice se resterà come sta: chi sposa la
figlia fa bene, ma chi non la sposa fa meglio.
4: Come saràve?
3: Cossa dìselo?!
Fra: La donna che non si sposa si prende
cura delle cose del Signore Iddio, ed essere santa nel corpo e nello spirito;
invece la sposata si preoccupa delle cose del mondo compiacendo il marito. Dico
questo per il vostro bene, e per insegnarvi ciò che meglio conviene.
3:
Mariaverginebenedeta! Cossa dizeu, mare?
4: Vedaremo,
vedaremo te digo.
2: Ciò, ma se
nessun se maride ...?
Fra: Nessuno mai detestò la propria
carne, al contrario, ognuno la alimenta e la tratta come fa Cristo con la sua
Chiesa. Per questo, l’uomo lascierà padre e madre e si unirà a sua moglie, e i
due costituiranno una sola carne.
1: Alora femo ben
a maridarse?
3: Ma tutta ‘sta
carne: dove zela?
5: Mi su de
digiuno e astinensa ... da un tóco.
4: Però xé sempre
l’omo ...
Fra: La donna inebriò gli abitanti della
terra con il vino della lussuria. Mangiò il frutto dell’albero proibito, le si
aprirono gli occhi e vide, vide che erano nudi.
3: De chi pàrlelo?
2: De Adamo e Eva.
1: Ma Adamo no
podeva dirghe a (...)
Fra: Le donne non si arroghino autorità
sopra l’uomo, ma rimangano silenti poiché il primo ad essere creato fu Adamo e
poi Eva; e non fu l’uomo che si lasciò raggirare, bensì la donna che,
ingannata, ebbe la colpa della trasgressione.
5: Ma elo no a
podeva ...? Se xé l’omo che comande,
tiò, mi no so!
Fra: Contuttociò, nell’infinita bontà
del Creatore, ella potrà essere salva, e così voi donne tutte, compiendo il
vostro dovere di dare alla luce figli, sempre continuando con modestia nella
fede, nella carità, nella santa ...
1: Onsinòe i ne
bruze?!
3: Ma mògiu da
maridare o no, mare? Fasso ben o fasso una pataffia?
4: Ascolta cossa
che dize el padre qua.
Fra: Non tutti comprendono il
significato della Parola, ma solamente quelli a cui fu dato. Chi può capire,
intenda.
1: Mi ho capio che
...
5: Me pare anca mi
d’aver capio ...
3: Mi me
maridarave, saveu!
2: Astu capio
cossì?
4: I fa deventare
mata una mare, i fa.
Fra: Mi fu data una spina nella carne,
un angelo di Satana che mi percuotesse e [leva le braccia al cielo]
libera nos a malo, Domine!
2: A xé ‘nda de
novo via coi soi.
1: No a xé tanto
diferente da la striga che elo qua ha fato brusare! Senti come c’ha smanie.
2: No farte
sentire che se no a te dà la colpa a ti ... manutengola del diavolo!
3: Ma mi vuolarave
savere ...
Fra: Chiedi e ti sarà risposto, nella
sapienza del Signore Dio nostro.
3: Ma ... ma me
podarave cappitare anca a me che ... che el Demonio me ... indemonia?
4: Cossa vastu a
pensare, fia mia!
1-2-5: Mariaverginesantissimaimmacolata!
Fra: Chi pecca è del Demonio, perché il
Demonio commise peccato fin dall’inizio.
2: Siben, padre;
ma che pecai avevela fato quela che xé sta ... condanà? Mi no ghe gero al
processo, salo.
Fra: Superbia, Il grande peccato del Maligno.
5: Soberba? Ma
gerela soberba?
2: A mi no me
pareva; ma la conossevo puoco puoco, savè.
1: Ma ghe xé tanti
de chei omeni che se da’ tante arie che i xé sgionfi come vesighe! Ma nissun xé
mai stao processao né brusao.
5: Ghe tirarave el
colo mi a çerti pavoni e gali rochii!
Fra: Se il tuo cuore s’insuperbisce, tu
dimenticherai il Signore, tuo Dio, e seguirai altri idoli e li servirai. Vi
inorgoglite delle vostre presunzioni, e tutta questa superbia è iniqua ed è
peccato contro la maestà di Dio.
3: Ma ... ma no la
xé sta’ condenà perchè ela e ... e el
Demonio ...?
1: I dize che ...
e la co elo ...[gesto per indicare “incontro”]
4: Done, tazemo!
5: Che sia vero
che , ciò, i ... i ...; ô padre, cossa ne contelo?!
4: Tiò, done: ghe
xé qua un’inocente!
Fra: La Bestia, il Maligno, l’avversario
abominevole del Regno di Dio; tutto il Male da lui viene maxime la concupiscenza della carne.
5: Valà carne! Mi
po’ che ghe ne vedo tanto puoca ...
1: Se tanto me dà
tanto, mio marìo a xé poprio così: una bestia,
un danao! Dopo pare che semo nualtre done che ... che impissemo i fuoghi ... e
che ne bogge!
2 [ironica]:
Fuogo ciama fuogo; pezo per chi che se bruze!
3: A xé el fuogo
dell’inferno: vero, padre?
Fra: Il Demonio, seduttore di quelle
donne, fu scaraventato già in un lago di fuoco e zolfo. Un fuoco che divora, e
i nemici della Legge spariranno come fumo.
4: A senta, padre,
ghe xé qualcossa che se puole fare perché almanco ‘sta fa mia no la cora el
pericolo che ... che el Demonio ... no la ciapa?
5: Eh, me
piasarave savere anca mi.
Fra: Fuggire le occasioni prossime del
peccato. Continenza, modestia, timor di Dio. Non andare a capo scoperto, tenere
gli occhi bassi e obbedienti al marito.
2: No, a me scusa,
ma elo parle così perché no a conose mio marìo. A xé un che co a va all’Inferno
- perché bisogna ca vaga là a scontare i so pecai – no i savarà dove mètalo!
1: Bon de farselo
compare [socio onorario]!
3: Ma xei tuti
così i omeni?
1-2-5: Nooo, i xé
anca pezo!! [ridono]
4: Però chi ciape
su, semo sempre nualtre done.
Fra: L’uomo mangiò il frutto perché
glielo diede la donna ...
2: Gira e rigira,
sempre là andemo: co ‘sta storia del pomo!
5: Un pocao mai
purgao,eh!?
Fra: San Tommaso (...)
3: Quelo del naso?
4: Cossa distu?!
3: No ghe credo se
no ghe meto el naso!
Fra: San Tommaso, quello della Summa
Theologiae, quod femina est mas
occasionatus, cum ad quodilibet aliud opus. [vedendo le donne interdette] Alla donna fu data virtù passiva, per
questo deve stare sotto la potestà del marito e attraverso lui alla Chiesa per
non essere preda del Maligno e cadere in tentazione.
1 [ironica]:
Ben sì, se no ghe fusse lori, ‘sti omeni benedeti, ... poverete nu!
5 [“]: No dirme a mi, vara.
2: Ma alora perché
el Signore n’ha creao?
Fra: Non create, ma plasmate dalla
costola del primouomo. Per aiutarlo, come v’ho appena detto in latino.
3: Ma se semo così
poco brave, no a podeva farne, el Signore, un puoco megio?
1: Se a faseva
tuti omeni ..., eh?
Fra: Anche il santo Tommaso se l’è
chiesto: convenientibus iuvare possit vir
per alium virum quam per mulierem. Ed è per questo che si hanno
confraternite maschili.
5: Lo so mi per
cossa fare.
2: E intanto che
lori omeni i sta insieme, noialtre, povere disgrasiae, semo preda del Diavolo.
No sarà minga colpa nostra, eh?!
1: E col Diavola
n’ha ciapà, inveçe de castigare i nostri marii, i ne processe a nu!
3: E i ne bruse?
Mi no voggio essere brusa! Mi no voggio che el Demonio me tocca!
4: Te trovaremo un
bon omo, santo; anche se quei pi’ santi i se fa frati, vero, padre?
Fra: Come piace al Signore nostro
Domineiddio.
2: Preghemo, che
xé pi’ megio; ch’el Signore ne daga forsa de non ci indurre in tantassione, ma liberarne dal male.
Fra: Così se fa; fe’ le brave, ste’ bone
e preghè, preghè.
1: Nel primo
mistero gaudiose se contempla l’anunciaçion dell’arcangelo Gabriele a Maria.
Pater noster
qui es in (...)
3: E tiò, come se
fa a savère se a xé un anzolo e non un diavolo travestio?
5: Vardondoghe i
pie.
3: Distu? I pie! E
per cossa?
Fra: Perché il Maligno tiene piede
buforcuto; la grande Bestia, il capro! Ma queste son fantasie di donne
assatanate, indemoniate, blasfeme! Egli non ha tre teste,né corna, né coda
nella fronte, né zampe irsute o zoccoli o barba caprina; il sommo Tentatore
avvolge la Terra con il suo tosco manto per accoecare le menti e farle
spergiure!
3: Ô Santa Vergine,
salvane ti!
4: Pare, non a me
scaturìsa così la fia! La spàsime.
2: Un cavro? Mio
marìo iguale spuào! La spussa, po’ ..., pezo!
1: Da serpente a
cavron, bela diferensa, oh?!
5: Ma vara che
noli!
Fra: Preghè, done, preghè; che la
Grassia del Signore scenda su di voi et
permagna semper, amen[modulato; benedice].
4: Sì, sì,
preghemo, done.
3: Che susti,
mare!
5: No stare a
basilàre! El male che se conte a xé sempre manco de quelo che se incontre.
2: Minga vero!
Fra: Mi vago, done; la paçe sia con
vobis ... [va]
1-2-3-4-5 [toni diversi]: e
co ‘l tuo espirito [&] e cos piritutu o.
5: Che noli! Aveu
sentìo?
3: Ô mare, ma
anche ai omeni el Diavolo a ghe se mostre come una cavra?
4: Cossa vostu che
sàpia mi, fia!
2: Me sa de sì:
sìmile col so sìmile! [risata generale]
1: Un porco sarìa
pi’ indovinà; cossa diseu?
4: Pensemo a nu,
done; i xé bruti tempi.
5: Preghemo, va,
che xé mègio.
1-2-3: Sì, sì,
preghemo.
1: Nel 1° mistero
[voce sempre
più bassa ffino a svanire, immobilità di tutte e 5].
{canto conclusivo di
un duo o trio che entra ora in scena}
-
se in luogo aperto : un canto
iniziale di “richiamo”-
São Paulo, 14 febbraio 2014.
~Giancarlo
Varagnolo
Nota: Tutte le battute del Frate sono
tratte dalla Bibbia, per lo più dalle Lettere di s. Paolo.
martedì 3 dicembre 2013
Rifugio.
Rifugio

Giancarlo
Varagnolo
Scrollò il berretto ed entrò; il rumore della pioggia
battente si smorzò un poco. La larga porta di vetro si richiuse da sola,
l’immenso salone era deserto. Guardò le larghe macchie umide scure delle gocce
di pioggia sul petto della camicia e più giù le leggere scarpe estive: ancora
una volta aveva avuto la fortuna di trovare riparo non appena era iniziato a
piovere.
Gli acquazzoni, lo sapeva, duravano dai
venti ai cinquanta minuti, tanto valeva sedersi ed aspettare. Si girò per
vedere cosa contenessero le due mensole ai lati della larga entrata; alcuni
foglietti stazzonati, niente d’interessante da leggere per ridurre l’attesa.
Sopra ad ognuna stavano, in teche di legno protette da un vetro, la stutua di
una Madona avvolta in un mantello nero che la rendeva un cono sormontato da una
corona dorata e, nell’altro lato, un Gesù con la mano indicante il cuore rosso
che gli spuntava al centro del petto. Non molto grandi e ben conservate. Si
mosse, lungo il corridoio laterare, verso il fondo della chiesa; sedette un
quattro panche prima della fine, o inizio – è un po’ come a teatro: i primi
posti sono quelli più lontani dall’entrata. Sedette dopo aver notato che niente
di interessante si celava nelle due rientranze che nella pianta della
costruzione formavano le braccia trasversali, un transetto molto breve, della
croce perimetrale. Sulla sinistra alcune panche, sedie e il parallelepipedo di
un armonium, nell’altro lato i soliti banchi con inginocchiatoio difronte alla
statua policroma di una santa, forse una spanna più alta delle due ai fianchi
dell’ingresso.
L’altare era un blocco di pietra
sopraelevato di qualche gradino, dietro ad esso cubi bianchi posti a
semicerchio e una sedia marmorea al centro. Se non fosse stato per le alte e
strette finestre dai vetri ricoperti di macchie colorate verdi, gialle e blu
nel rimando a vetri piombati, la sala sarebbe stata monocroma e vuota. Si
guardò intorno: incredibilmente spolglia e algida. Il coro, sopra l’entrata,
era un caveau vuoto.
Con sorpresa si accorse dei bassorilievi che segnavano le stazioni della
Via Crucis, li notava solo ora, piccoli e scuri com’erano. Un po’ più grandi di
una mano, senza eufemismo, perché rappresentavano una mano che emergeva da un
piano dai bordi diseguali; una mano con un chiodo, una mano verso il basso, una
mano chiusa sulla cimosa di un panno ... L’uomo si alzò e andò nell’altro lato
della navata: se vicino a lui c’era la XIV stazione, la prima era
intuitivamente nel lato opposto. “Formidabile! – pensò – Solamente il gesto di
una mano per ogni momento della tragedia della Via Dolorosa. Super! Sintesi
incredibile.” Inciso solo il numero romano. L’uomo ne fu affascinato, e si
rammaricava di non ricordare i vari episodi che usualmete sono dipinti. “Cade
tre volte ... E c’è il buon samaritano che ... No, non è un samaritano!
Geniale.“
Arrivato alla larga porta a vetri
guardò fuori: pioveva, era il luogo appropriato per pensarlo, come Dio la
mandava.
Prese un foglietto sgualcito da una
delle mensole, ma era una comunicazione vecchia di settimane. Ritornò a sedersi
nello stesso posto soffermandosi ancora ammirato, soddisfatto e incredulo
davanti ai bassorilievi bruni delle mani. Altro da vedere non c’era. Con lo
sguardo assente ricordò altri acquazzoni ed altre chiese: “Fortuna che ci sono.”-
ammise ironicamente. E si rivide intrufolarsi fra i fedeli in una chiesa piena
fino alle porte d’ingresso, in un’altra dove per poco non era scivolato nella
ripida rampa di gradini che portavano al portale. Il silenzio avvolgente nella
penombra di altre; i dipinti, le statue, gli ornati di molte altre ancora ...
Beh, non tutte visitate per ripararsi dalla piggia, suvvia! Da una era fuggito,
proprio fuggito; per carità, niente di trascendentale: il freddo aveva
incominciato a mordergli i piedi nei sandali e a gelargli le braccia nude,
insopportabile, ma chi avrebbe immaginato che l’enorme costruzione gotica
sarebbe stata una cella frigorifera in quel giugno di sole? Per i coristi in
giacca, tutto bene, ma le coriste in abiti scollati?
Si mise a canticchiare, o meglio, a ricordare i vocalizzi di alcuni inni –
non gli dispiacevano i canti corali, quelli classici, non le lagne astemie dei colli in fiore e dammi cento lire che ... Ma dove vuoi andare ? Non che i coretti nelle chiese moderne siano migliori,
fanno pena, ed è forse questo che vogliono trasmettere: che pena, che pena ... Rise, bassino, brevemente perché gli era
venuto un ricordo a doppio binario: il refren d’un canto liturgico parodiato
goliardicamente, e la stessa melodia intonata da voci femminili in un falsetto
soffocato che, si meravigliò, avevano il loro patos, sì: patos. E si lasciò
trasportare dai ricordi sonori che diventarono musica senza rimembranza.
E il Cristo in croce stava lì. Enorme.
Colorato. La croce così massiccia che avrà avuto bisogno di un paio di benne
ben potenti per essere issata sulla parete. Un Cristo non proprio sofferente,
ma con il sangue che gli colava dalle ginocchia e dal lato destro del petto in
lunghe strisce. Da quanto lo stava guardando senza vederelo? Ed ora eccolo lì, oversize per ragioni prospettiche.
Chissà se era di legno o gesso. Plastica? Perché no, la chiesa era nuova nuova.
Non lo aveva visto, cioè non lo aveva notato, non ci aveva fatto caso; capita.
Non con i Cristi, intendo, ma con tutto ciò che siamo abituati a dare per
scontato, ad avere già visto, a dare per “conosciuto”; l’abitudine accieca. Quello era un Cristo-in-croce classico
moderno, una, diciamolo, usuale banale canonica codificata immagine del
Crocefisso, disponibile in ogni formato, grandezza, materiale, tridimensionale
o stampata. Un’icona familiare, ovvia.
La parete bianca e, insolitamente,
nessuna apertura che lasciasse entrare luce, unicamente il Cristo policromo,
enorme, solo. Sanguinante. Il carminio gli copriva le gambe dalle ginocchia al
collo dei piedi sovrapposti e una striscia porpurea dal taglio nel torace fino
alla cintola, e sangue cremisi dal foro nel piede e sul palmo delle mani
aperte; sulla fronte gocce rosse nascevano dalle spine della corona di rovo.
Rosate anche le labbra della bocca semiaperta che avrebbero dovuto essere
esangui, se lo si supponeva morto. Un dio, o suo figlio, o una delle tre parti
di esso (tanto per non facilitare la comprensione di un ignaro “pagano”),
cadavere dal corpo martoriato, era esibito ed esposto alla venerazione,
all’adorazione, alla glorificazione. Che impressioni dava a chi lo vedeva per
la prima volta? Quale sentimento muoveva? Che impatto in un profano? Lo stesso
nostro stupore davanti ad un’enorme statua di Budda sdraiato lungo tutta la
lunga parete di un tempio? Lo stesso orrore guardando la dea Kali dalle molte braccia? Lo sgomento per il dio atzeco
dal volto scarnificato? O un sorriso ironico di sufficienza come osservando le
piccole statuette di divinità africane intagliate in legno nero? Il disagio per
la nudità, il sangue, la immaginabile sofferenza, il compiuto assassinio come
scorrendo immagini di vittime sacrificali, di uccisioni augurali, di riti
cruenti?
Non che egli si chiedesse tutto questo,
semplicemente confrontava l’immagine di questo dio inchiodato alla parete con
quelle di altre religioni e fedi; per gli islamici era un bell’impatto
traumatico la visita ad una chiesa cattolica con immagini e statue di santi,
martiri, cristi, madonne, vergini seminude e angioletti svolazzanti con le
pubenda in bella mostra. Ma forse il fascino era proprio questo, cioè assurdo per
assurdo, ovvero mistero per mistero, tanto valeva una divinità azzurra con la
testa di elefante che un povero cristo
morto & risuscitato.
“Beh, intanto eccoci riparati qui, a
casa Sua, Refugium Peccatorum.
Veramente è un attributo della sua mamma ... Strano che lì non ci fosse una
Maternità; misteri della fede degli amministratori della parrocchia.” Si guardò
intorno per accertarsene: no, Maria non c’era, a meno che non fosse quell’involtino
nero conico, che gli puzzava di feticcio africano, nella bacheca a destra
entrando.
E continuava a piovere, lo si vedeva
attraverso le larghe ma basse porte a vetri. Chi abbisognava di tutto questo? Spazi
vuoti dove ripararsi ... dalla pioggia! Perché? Illusioni, conformismo, tremore ... Ebetudine. Non è che
disperarsi o gioire dietro ad un pallone calciato da altri sia meglio ...
Irrazionalità esplicativa, emotività distruttiva, cecità visionaria. E l’odio,
la rabbia, il furore e il terrore, le fobie, la disperazione e i castighi, le
torture, le uccisioni. “Gott mit uns” ,
un dio è sempre con noi, anche se poi sembra proprio che se ne disinteressi,
che ci trascuri, che se ne infischi “Eli,
Eli, lamà sabactânì!”, ed eccolo qui morto, autosacrificatosi. Adolescenti,
ci si chiedeva, ironicamente: “E se lo condannavano all’ergastolo?”
La panca ha l’asse poggia-ginocchia
ribaltabile, è già qualcosa che qui vi siano ancora panconi, in altre chiese vi
son sedie, per lo più impilate, in plastica, non le fratine che nella loro semplicità e funzionalità sembrano ideate da
un designer; l’articolazione serve per preservare l’inginocchiatoio dalla
sporcizia della suola delle scarpe o per rendere più facile la pulizia del
pavimento? Od entrambi. Ma la gente ancora si inginocchia? I mussulmani
continuano a prostarsi, sul loro tappettino, a piedi nudi; anche i copti si
tolgono le calzature e le lasciano fuori la chiesa, ma restano in piedi e gli
anziani s’aiutano con una pertica, quasi una stampella, per mantenere la
posizione erettta. Ma anche i buddisti e ... Strano, i cristiani sono gli unici
a non togliersi le scarpe nell’entrare nella casa di Dio; c’era un santo –
Luigi Gonzaga? – come ci raccontavano i catechisti a noi comunicandi, che era
tanto pudìco (o timorato di dio o qualcosa del genere) che rifuggiva dal
guardarsi i piedi nudi. E il Cristo era lì con i suoi piedi nudi, scarni,
lividi sovrapposti e uniti da un chiodo.
Avvertì che mancava qualcosa nel salone
già vuoto e spoglio, o forse fu un ricordo conpulsivo nell’accorgersi che la
minuta luce rossastra che brillava davanti al tabernaco, lì di lato sotto la
giovane santa, era d’una lampadina elettrica. Mancavano le candele, mancava l’odore
della stearina evaporata dei lumini, mancava l’olezzo di ... chiesa!
Ossignore, non c’era quasi più religione.
Ma un riparo, dalla pioggia.
São Paulo, 20 ottobre 2013.
Giancarlo
Varagnolo
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